Un uomo di 34 anni ha perso la vita lo scorso 30 marzo, dopo 28 giorni di rianimazione preceduti da una presunta colpa medica.

Un uomo di 34 anni ha perso la vita lo scorso 30 marzo, dopo 28 giorni di rianimazione preceduti da una presunta colpa medica. La Calabria fa da teatro a questo dramma che prende vita lo scorso primo marzo. Alle ore 14:30, M. M. si presenta in una struttura ospedaliera calabrese dopo essere rimasto coinvolto in un incidente. Ha bisogno di un ecodopler che non può essere effettuato per l’assenza di un tecnico dedicato. Il tutto si protrae fino alle ore 21:30, quando, dopo 9 ore di calvario, l’uomo viene sottoposto a tomografia assiale compiuterizzata (TAC). Le condizioni del paziente appaiono subito critiche, poiché dalla TAC emerge una lesione dell’arteria femorale, che nelle 9 ore precedenti ha determinato il blocco dell’afflusso sanguigno nella gamba del 34enne. L’uomo, trasportato d’urgenza in un’altra nota struttura ospedaliera calabrese, perde l’arto in seguito ad amputazione, prima di essere ricoverato in rianimazione per i 28 giorni successivi, fino al giorno del suo decesso.
Secondo il legale della famiglia, che ha richiesto l’autopsia sulla salma, ci sarebbe stato un atteggiamento distratto da parte degli operatori sanitari del primo nosocomio calabrese, in cui l’uomo è rimasto in stallo per 9 ore, nell’indifferenza dei sanitari, ancora una volta presunti registi di una colpa medica.

9 ore in pronto soccorso, deceduto per presunta colpa medica