Risarcimento per danni da parto: un trend in salita.

Le notizie di cronaca riguardanti la malasanità  e le richieste di risarcimento per danni da parto (per colpa medica) sono un trend in salita in Italia, un trend molto preoccupante.

Infatti, non si arresta il fenomeno che vede riportare gravi danni alle mamme e/o ai bambini, e a volte anche la morte, a seguito di un parto.

La compagnia assicurativa Am Trust Europe ha svolto un’indagine, che ci presenta numeri che benché non siano allarmanti, preoccupano parecchio: ogni anno, solo in Italia, si registrano più o meno 100 casi di richieste di risarcimento danni a seguito di una parto, e i maxi risarcimenti rilasciati negli ultimi 6 anni sono ben 600.

Ne consegue che le donne si apprestano al parto con sempre più paura, ma grazie anche all’avvento di Internet che mette a disposizione di tutti delle informazioni più o meno valide, sanno anche tutelarsi maggiormente rispetto a quello che accadeva due decenni fa.

Se credi di essere vittima di malasanità in sala parto o in gravidanza e non sai come richiedere un risarcimento danni, chiedi la nostra consulenza gratuita per un’analisi dettagliata dei fatti: contattaci.

Quali sono i danni che si possono verificare in sala parto?

La gravidanza e il parto sono processi fisiologici e previsti dalla natura, che salvo rare eccezioni non richiedono particolari interventi di tipo medico. Ma un attento monitoraggio delle condizioni materne e di quelle fetali è spesso indispensabile, seppure a volte si assiste ad una medicalizzazione eccessiva sia della gravidanza che del parto.

Il travaglio, per il feto più che per la mamma, è un evento traumatico, in quanto il bambino deve adattarsi al bacino materno per poter essere espulso correttamente, e deve partecipare attivamente alla sua stessa nascita.

Durante il travaglio, che può durare fino a 24 ore, è importante monitorare la madre ed il battito cardiaco fetale, che può rivelare al personale medico molte informazioni importanti.

A questo scopo viene utilizzato uno strumento molto particolare (il cardiotocografo) che registra contemporaneamente sia il battito cardiaco fetale (attraverso un trasduttore a ultrasuoni che viene posizionato in corrispondenza del cuore fetale) che l’intensità delle contrazioni (grazie un elettrodo che viene posizionato sul fondo dell’utero materno).

La cardiotocografia permette quindi di registrare su carta un grafico (tracciato) che rappresenta le modificazioni delle contrazioni uterine materne e del battito cardiaco fetale nel tempo.

Esso è però un esame che richiede una corretta interpretazione per poter dare dei vantaggi in quanto, seppure abbia una buona specificità, è anche poco sensibile, e può segnalare sofferenze fetali non realmente in atto. Ne consegue che l’uso di questa metodica faccia aumentare l’incidenza dei parti operativi e dei tagli cesarei, spesso anche con urgenza.

Inoltre, se non si riconosce tempestivamente uno stato di sofferenza fetale, il nascituro potrebbe riportare gravi conseguenze a lungo termine:

  • Asfissia neonatale
  • Sindrome da aspirazione di meconio
  • Paralisi cerebrale
  • Distocia di spalla
  • Fratture neonatali
  • Lesioni causate da forcipe o ventosa
  • Infezioni
  • Ematoma cerebrale ed emorragie
  • Ipossia fetale
  • Encefalopatia ipossico-ischemica

Se ti rivedi in un caso simile e non sai come richiedere un risarcimento danni, chiedi la nostra consulenza gratuita per un’analisi dettagliata dei fatti: contattaci.

Ma non è tutto: hai mai sentito parlare di violenza ostetrica?

Nel corso del 2016 è partito un vero e proprio movimento di rivolta sui social, veicolato dall’hashtag #BastaTacere, che aveva lo scopo di dare voce ad una “sottoforma” di malasanità, ovvero una serie di comportamenti scorretti verso la partoriente da parte del personale ostetrico.

L’iniziativa ha riscosso così tanti consensi da esser giunta addirittura in Parlamento: il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Adriano Zaccagnini ha mosso una proposta di legge per tutelare le vittime di violenza ostetrica.

La legge è in linea con le direttive dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità : “Nessun attacco alla categoria medica, il testo vuole proteggere i diritti fondamentali della partoriente e del neonato: più sicurezza e migliore assistenza”, ha spiegato l’onorevole. Il punto fondamentale della proposta di legge è favorire il parto fisiologico (o parto “naturale”).

La proposta di legge citava infatti l’inchiesta di Renato Balduzzi (ex ministro della salute) che aveva definito “ingiustificato” il 43% dei parti cesarei.

 

La campagna sui social #BastaTacere

Oggetto della campagna #BastaTacere sono i parti, ma anche le interruzioni di gravidanza e gli interventi ginecologici e ostetrici che dalle vittime vengono vissuti come un incubo.

La campagna, lanciata a inizio aprile e a cui hanno preso parte anche molti operatori sanitari, ha registrato più di 22.000 adesioni e oltre 1.000 testimonianze, pubblicate in forma di foto-cartelli sulla pagina Facebook direttamente dalle mamme.  

Disinformazione, abbandono, umiliazione, violazione della privacy, attacchi fisici e verbali, procedure mediche coercitive o non acconsentite, si trasformano in traumi indelebili, e questo movimento ha fatto sì che la forza della rete facesse uscire allo scoperto tutte quelle storie e quegli abusi mascherati da normale prassi ospedaliera, che le vittime stesse avevano tenuto nascoste nei meandri della mente e del cuore.

Se credi di essere vittima di malasanità in sala parto o in gravidanza mettiti subito in contatto con il nostro team di esperti in risarcimento per danni da parto.

 

Vittime di malasanità: come chiedere il risarcimento dei danni da parto?

Se si ritiene di essere vittime di un caso di malasanità e di aver di conseguenza riportato dei danno a causa di un parto mal gestito, si può (e si deve) fare richiesta di risarcimento.

Il nostro studio, avvalendosi di medici legali, valuterà in un primo momento di che entità sono i danni e se questi sono da ritenersi temporanei o permanenti, sia che riguardino la madre, sia che riguardino il figlio.

Dopo di che, attraverso adeguata perizia, si potrà fare una stima. In caso di decesso si dovrà appurare l’errore medico e la correlazione con la morte di madre, figlio, o entrambi.

Di certo si tratta di battaglie dolorose e complesse, soprattutto dal punto di vista psicologico, ma dei professionisti legali esperti in casi di malasanità sapranno come smascherare la colpa medica travestita da prassi e protocolli.

Se credi di essere vittima di malasanità in sala parto o in gravidanza e non sai come richiedere un risarcimento danni, chiedi la nostra consulenza gratuita per un’analisi dettagliata dei fatti: contattaci.

Risarcimento per danni da parto: malasanità in sala parto