Il medico che prestava servizio di guardia quella sera, nella nota struttura ospedaliera romana,  è stato rinviato a giudizio con l’accusa di lesioni gravissime.

Sarebbe stato sufficiente prolungare il ricovero per sventare l’iposodiemia di A., giovane di 24 anni segnato per sempre da una presunta colpa medica. La vicenda risale al 23 ottobre 2010, quando il giovane, allora 19enne, si presenta in un noto ospedale romano, accusando fitte addominali, difficoltà nella digestione ed una forte cefalea. Il medico di guardia quella sera ne stabilisce il ricovero, che, nonostante i parametri ematologici peggiorati durante l’ osservazione, viene considerato superfluo solo 12 ore dopo, determinando le dimissioni del giovane. Al rientro a casa, A. cade in coma, riportando gravi lesioni cerebrali.
A quasi 5 anni da quelle dimissioni, il medico che prestava servizio di guardia la sera del 23 ottobre 2010 nella struttura ospedaliera è stato rinviato a giudizio con l’accusa di lesioni gravissime. Le condizioni di salute del giovane, ormai 24enne, non sono più migliorate. Le sue funzioni cognitive sono state compromesse per sempre, come lo scheletro osseo, deformato in maniera permanente, senza contare i frequenti spasmi muscolari che affliggono il ragazzo.
Secondo il pm E.N., sarebbe stato sufficiente rimandare le dimissioni del giovane per sottoporlo a controlli mirati, così da scongiurare la possibilità di iposodiemia, individuando per tempo la neoformazione ipofisaria emersa dagli approfondimenti. Quest’ultima, trattata, avrebbe lasciato inalterate le condizioni del giovane A., assicurando allo stesso una vita normale.

Medico rinviato a giudizio per presunta colpa medica